Gaspare era un pastore, uno di quelli che se ne stanno giorni e giorni senza vedere anima viva. Amava gli animali e gli piaceva stare
tra gli alberi, i prati e gli uccelli, con la luna e le stelle. Lui, così, ci stava molto bene.
Gaspare non parlava quasi mai con nessuno, eccetto quando andava a rifornirsi all’emporio, dei viveri per la settimana.
Nelle notti estive che, dalle sue parti, sono così generose, non tornava neanche a casa, tanto gli piaceva dormire all’aperto con le
stelle. Si coricava, lasciandosi accarezzare dal vento tiepido. Incantato dal loro splendore, se le sentiva così vicine che gli
sembrava di toccarle. Parlava con loro della sua vita, delle sue scelte, dei suoi parenti emigrati nella lontana America, parlava
delle ragazze del paese che amava segretamente, e dei loro sguardi che si incrociavano all’uscita della messa. Parlava loro con
il cuore.
Le stelle, lo ascoltavano in silenzio e, quando lui si addormentava, si spegnevano un pò per non disturbarlo.
Nelle notti buie senza di loro, Gaspare si sentiva solo e triste, sognava di potere averle sempre con sè, si immaginava che un
giorno sarebbero scese fino a lui e lo avrebbero scaldato ed abbracciato con la loro luce; le avrebbe volute sempre al suo fianco
come le sue pecore e il suo cane. Le stelle, anche se non si vedevano, lo ascoltavano lo stesso e anche loro erano tristi senza il
loro caro amico.
Una notte fece visita a Gaspare uno strano tipo.
Era alto, dall’aspetto trasandato; indossava vestiti molto larghi e portava con sè una grossa valigia. Si mise a parlare a Gaspare
di suoi strani esperimenti sulle stelle e la luna: aveva intenzione di rubare la luce agli astri per poi poterla venderla al miglior
offerente. Gaspare si spaventò e si rattristò a quel pensiero, e cercò di saperne di più. L’altro, allora, gli spiegò che aveva
trovato un modo per imprigionare la luce delle stelle, e gli fece vedere come: aprì la valigia tirò fuori un grande lenzuolo bianco
e vi pose sopra tante piccole scatole foderate di specchi; poi, senza più dire nulla, si coricò e si addormentò della grossa.
Gaspare, che aveva osservato attentamente tutti i preparativi, era disperato.
Ad un tratto le scatoline cominciarono ad illuminarsi di una luce fortissima: era quella delle stelle che poco a poco veniva
attirata dagli specchi.
"Aiutaci, Gaspare!" - esclamavano in coro le stelle che intanto diminuivano di intensità.
Gaspare allora disse "Forza, cercate di spegnervi, così lui crederà di essere riuscito nel suo intento e se ne andrà." E così fecero.
Dopo un pò, lo strano tipo, si svegliò, stese le gambe per tirarsi i muscoli aprì gli occhi e vide che il cielo era completamente
buio. Esplose in un grido di gioia e mettendosi a saltellare diceva: "Esperimento riuscito! Evviva finalmente ce l’ho fatta!" - Chiuse
con cura le scatoline, le avvolse nel lenzuolo rimise tutto nella valigia e si congedò dicendo che si sarebbero rivisti molto presto
perchè aveva intenzione di rapire la luna. Gaspare lo seguì con lo sguardo; man mano che si allontanava diventava sempre più piccolo
fino a che scomparve dietro la collina.
Il giorno successivo, però, le stelle erano più luminose che mai e, riconoscenti, promisero a Gaspare di seguirlo ovunque fosse andato.
Ancora oggi, se nelle notti estive guardate verso sud, vedrete un gruppo di stelle più fitte e più luminose delle altre che si
spostano man mano che passano i giorni. Sono quelle di Gaspare, il pastore di stelle.
(Tratta da "Il Giornalino - Primo Conto" della Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza)