Ioscko era un elefantino nano che nessuno voleva. Quando si avvicinava ai suoi compagni per giocare, loro subito lo spingevano
via a spallate, scartandolo dal gruppo: dicevano che era troppo piccolo e che era uno scandalo per la razza; e quando cercava
l'amicizia dei cuccioli degli altri animali, questi se ne andavano lasciandolo lì, e non per la grandezza, ma perché apparteneva
ad una razza diversa.
Triste era Ioscko, e passava le giornate vagando per la foresta. A volte guardava in alto e sperava di far amicizia con gli uccelli,
ma questi volavano via a gruppi senza dir nulla, per fargli capire che per avere un rapporto con loro avrebbe almeno dovuto volare.
Allora guardava in basso e quando con la proboscide accennava un saluto agli insetti, questi scappavano per paura di essere risucchiati.
Ioscko era sempre più solo e camminava per la foresta, fino ad essere esausto, e si accovacciava nelle radure o in riva ai fiumi a
riposare. Un giorno un serpente gli si fece vicino:
- Ma cosa fa un così bell'elefantino in mezzo alla foresta? - disse slinguettando.
Ioscko rimase sorpreso, finalmente qualcuno gli rivolgeva la parola e si alzò, tutto eccitato.
- Ah, vedo che sei un tipo sveglio, - continuò il serpente, - che ne diresti di diventare mio socio; io e te potremmo fare grandi cose. -
- A cosa giochiamo!? - domandò impaziente Ioscko.
- Seguimi e vedrai - disse il serpente, e si misero in marcia.
La marcia si fece lunga e scese la notte. Ioscko voleva tornare a casa, ma il serpente lo rassicurò dicendogli che ormai la meta era
prossima, e quando Ioscko chiese qual era il gioco che avrebbero fatto, il serpente fermò il suo passo: poco più avanti c'era una
caverna e intorno, delle scimmie dormivano appese ai rami con la testa in giù.
- Ecco - disse piano il serpente - queste sono le scimmie-ladrone, e quella è la loro grotta zeppa di ori, cibo e dolcissimo nettare.
E come si gioca eh? come si gioca? - chiese impaziente, Ioscko.
- Il gioco è questo - disse il serpente - io entro, faccio un pacchetto, ti chiamo e tu da fuori mi mandi la proboscide che ti carico. -
Ioscko fece sì con il capo, il serpente entrò e lui rimase lì davanti a guardare le scimmie addormentate alla luce della luna.
Che strano gioco, pensò, per niente divertente.
Dopo un pò il serpente mandò un sibilo e Ioscko infilò la proboscide nella grotta. Aspettò, ma il carico tardava e così si mise a
tastare in giro: uno scrigno, delle monete, qualche collana, del vasellame. Oh! della frutta e si buttò in bocca qualche banana. Poi
annusò un forte odore: dentro un vasetto c'era della cannella, in un altro della noce moscata, in un altro del basilico, in un
altro ancora... pepe!!
Le guance di Ioscko si gonfiarono a palla, le orecchie si drizzarono e partì uno starnuto, simile a una cannonata. La terra
tremò, la grotta vibrò, tutti gli alberi traballarono e le scimmie destate, caddero con gran stridore dagli alberi; Ioscko
riuscì a fuggire, ma il serpente, scaraventato dallo starnuto in fondo alla grotta, venne stritolato dalle mani delle scimmie.
Ioscko era di nuovo solo e per di più vagava in una foresta a lui sconosciuta. Sentì un fragore tornare di continuo e si mosse
verso quel rumore. Ad un certo punto la foresta finì e lasciò il terreno alla sabbia. Ioscko era giunto per la prima volta al
mare e guardava incantato le onde frangersi bianche di spuma sulla rena, finché i suoi occhi si persero nel manto blu, infinito e
luccicante.
Un guizzo brillante saltò tra i marosi. Ioscko alzò il capo; forse un'onda alta. Di nuovo un guizzo bianco: un animale!? nel mare
vivono degli animali! questo per lui era cosa nuova e si avvicinò alla riva.
L'animale era un delfino e, balzando dalle onde, vide l'elefantino sulla spiaggia che sventolava la proboscide. Velocissimo fu
quasi a riva.
- Hai bisogno di qualcosa? - chiese il delfino.
- No..., rispose timido Ioscko - salutavo...
- Ah, ciao, se vuoi venire con me, qui ho tanti amici. -
Da sempre Ioscko aveva sperato un tale invito e rimase senza parole.
- Ma tu non sei un animale marino - riprese il delfino.
- No - rispose Ioscko.
- Non ha importanza, ti insegnerò io a nuotare, dai vieni - ma Ioscko non si decideva e restava lì.
- Non dirmi che hai paura dell'acqua - disse il delfino - grosso come sei starai a galla di sicuro, dai buttati! - e Ioscko pensò:
adesso o mai più, e si buttò.
Nell'acqua Ioscko si sentiva leggero e pur muovendo zampe e orecchie girava su se stesso e beveva. Il delfino lo istruiva e gli diceva
di muovere la, di venire qua, di alzare su, di piegare giù, ma tutto era inutile.
Finalmente cominciò a stare dritto, ma la proboscide, andava da ogni parte ed era d'impaccio.
- Mi spieghi a cosa ti serve questo tubo? - chiese ad un tratto il delfino.
- Mi serve...glu, glu, per...glu, glu, respirare... - rispose Ioscko tra mille bolle e al delfino venne un'idea: Ioscko avrebbe dovuto
tener la proboscide fuori dall'acqua, a modi boccaglio, e avrebbe potuto nuotare tenendo la testa sotto.
E così Ioscko divenne abile quanto i delfini e si immergeva in lunghe apnee, e volteggiava assieme a loro, fino a seguire, affiorando
col corpo, le loro esibizioni fuori dall'acqua.
Ioscko strinse così grande amicizia con il delfino e con tutti i suoi compagni e rimase con loro per sempre. Ancor oggi, se andate per
mare e vi capita di vedere uno spruzzo salire in alto, potrebbe non trattarsi di una balena, ma di Ioscko che risalendo in superficie
spruzza acqua dalla sua proboscide.
(Tratta da "Il Giornalino - Primo Conto" della Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza)